Storie di Ambiente e Natura

Argil ed il maestro camminatore

Omaggio ad Italo Bidittu ed alla scoperta dell'uomo di Ceprano

Tratto da "Storie di Pietra ed acqua", di Marco Mastroleo

Immagine tratta da https://comune.pofi.fr.it/per-i-visitatori/personaggi-illustri/italo-biddittu/

In Storie di Pietra ed acqua, la storia dell'evoluzione umana è raccontata "dal buio" (in corsivo) 

...Una vera conquista, così la definireste: quella combinazione di statura eretta, mano abile e cervello vi ha permesso di conquistare il mondo. L’Africa ormai vi stava stretta. 

E così avete conquistato l’Asia e l’Europa, evolvendovi ed evolvendovi ancora, in cerca della combinazione vincente. Prima con Homo ergaster e poi, con grande successo, con Homo heidelbergensis, il primo ad arrivare anche in Italia, anche nel Lazio Meridionale.

È da lui che parte la vostra storia in queste terre.

È buffo, se ci penso bene: la prima specie camminatrice, la specie che per prima è arrivata in Italia e in Europa, è emersa dall’oblìo grazie alle lunghe camminate di un italiano che ha l’Italia anche nel nome: Italo Biddittu. Un maestro elementare appassionato di Preistoria che spendeva intere giornate a passeggiare e cercare.

Lui si è proprio impegnato a fare luce nella notte... come potevo oppormi, io? 

Fu così che il maestro camminatore scoprì i resti di un altro camminatore: Argil...

- Mi piace camminare, se ho uno scopo. E, non posso negarlo, lo scopo più grande che ho sempre avuto, nelle mie lunghe passeggiate, era quello di trovare tracce. Sono un cacciatore: un cacciatore di tracce! Ma quelle che cerco appartengono a personaggi che è difficile scovare. Per un semplice motivo: hanno vissuto migliaia di anni fa!

E certo che non è facile! Bisogna sapere dove guardare, e farlo con metodo. Se poi le circostanze sono favorevoli, meglio ancora! Ad esempio, quando c’è una pala meccanica in movimento, ci si può giurare, qualcosa viene sempre fuori. Tanto più se metti insieme due elementi in particolare: pale meccaniche e valli fluviali. Sì, perché i nostri antenati camminavano proprio lì, lungo i fiumi, per via dell’acqua, degli animali ecc. e, poi, se un corpo cade in acqua è più probabile che si fossilizzi.

Quel giorno, il 13 Marzo 1994, le premesse per una grande scoperta c’erano tutte.
Stavano scavando per la realizzazione di una strada a Campogrande, vicino Ceprano, nella valle del Sacco. Bisognava solo aguzzare gli occhi e sapere cosa cercare. E a questo ho pensato io!
Per la scoperta di Argil, così battezzai il cranio che venne fuori dalle argille della valle, mi diedero una Laurea ad honorem. Una scoperta sensazionale, non c’è che dire. Ma io, ancora oggi, mi ritengo molto più un cacciatore di tracce che un professore.

...La storia di Argil è una storia di piedi e di cammino, di passi su passi, alla ricerca delle tracce del nostro passato. 

Ma per far luce nelle tenebre servono anche quei ricercatori che, giorno dopo giorno, passeggiano tra le date e danno a queste un senso. Che trascorrono giornate a cercare di capire “quando” e “perché”. Come Giorgio Manzi...

- La storia di Argil, senza dubbio, diede una svolta notevole al profilo della Paleontologia umana in Italia. Lo studio del cranio dell’uomo di Ceprano ci ha permesso di capire molto meglio cosa accadde nel Mediterraneo quando questi nostri antenati arrivarono dall’Africa, aprendo così nuove prospettive per la ricostruzione della storia dell’uomo. Prima di Ceprano, l’antenato comune a noi e a Neanderthal era ritenuto essere l’Homo erectus. Anche grazie a questo cranio, alla nuova datazione (400.000 anni) e allo studio delle sue fattezze, oggi possiamo affermare che il nostro antenato fu Homo heidelbergensis e che Homo erectus si diffuse per lo più in Asia, tra Cina e Giava. Heidelbergensis, oggi, appare essere davvero il nostro “nonno fossile”, una specie ampiamente distribuita, destinata a rappresentare l’ultimo antenato comune prima della comparsa - per “speciazioni allopatriche” (cioè differenziazione di nuove specie conseguente alla separazione geografica delle popolazioni) - di Homo sapiens, Neanderthal e di uomini ancora senza un nome preciso, rappresentati dalla falange di Denisova: questa nuova specie di ominidi fu scoperta solo grazie al sequenziamento del DNA dei resti rinvenuti in una grotta siberiana, a Denisova appunto.

...Dopo di lui, dopo Heidelbergensis, la storia umana cominciò davvero a farsi avvincente. Di specie “moderne” cominciarono a “spuntarne” in quantità. La più antica fra queste fu quella dell’uomo di Neanderthal.

Di cui però, racconteremo in un'altra puntata!



IMG 20190219 135029 572

STORIE DI PIETRA ED ACQUA,LA PREISTORIA NELL'AGRO PONTINO

(di Marco Mastroleo. Atlantide Editore, 2019) è acquistabile nelle principali librerie di Latina e Provincia o direttamente dal sito dell'Editore, spedizione gratuita con Corriere, consegna in 3-4 giorni lavorativi.

https://www.atlantideditore.it/prodotto/storie-di-pietra-ed-acqua/

Grazie a Dario Petti e ad Atlantide Editore per la disponibilità nella realizzazione di questi articoli

Italo Bidittu, Ceprano, Homo Cepranensis, Manzi, Pofi, Homo heidelbergensis, Preistoria, Evoluzione, Lazio

  • Visite: 285

Carta dei suoli Regione Lazio

Carta dei Suoli del Lazio 1:250.000 (Ed. 2019)

URL: http://dati.lazio.it/catalog/it/dataset/bc295c27-2523-46ac-9dc1-8aa838a57124/resource/b27732c7-05cc-4447-8dac-386d1fbcf829/download/cartadeisuolidellaziolow.pdf">http://dati.lazio.it/catalog/it/dataset/bc295c27-2523-46ac-9dc1-8aa838a57124/resource/b27732c7-05cc-4447-8dac-386d1fbcf829/download/cartadeisuolidellaziolow.pdf

"il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie. Il suolo è costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi." (D. Lgs 152/2006) La Carta dei Suoli del Lazio alla scala 1:250 000, è organizzata secondo tre livelli gerarchici a diverso grado di dettaglio: Regione pedologica, Sistema di suolo e Sottosistema di suolo (188 Unità Cartografiche). Per ognuna delle unità cartografiche in legenda sono indicate le principali tipologie di suolo (Sottounità Tipologiche di Suolo – STS), la loro diffusione e la loro classificazione secondo il World Reference Base for Soil Resources 2014, update 2015.

FONTE: http://dati.lazio.it/catalog/it/dataset/carta-dei-suoli-del-lazio-1-250-000-ed-2019/resource/b27732c7-05cc-4447-8dac-386d1fbcf829

 

  • Visite: 58

Occhi di brace

Racconto di Marco Mastroleo

Andiamo a caccia?

  • 1: Ci conosciamo da molto tempo ormai, di avventure, e disavventure, noi cinque, ne abbiamo vissute un bel po’...
  • 5: Come quella volta che ci infilammo nel...
  • 1: Per favore, fammi finire... dammi il tempo!
    Dicevo... Ne abbiamo vissute di avventure noi... abbiamo già rotto molte catene che ci tenevano legati, e siamo diventati una squadra.
    Ma adesso, è giunto il tempo di spingersi oltre.
    È arrivato il momento di superare i limiti che la società nella quale viviamo ci ha costretti.
    È arrivato il momento di provare a vincere la nostra stessa paura.
    È arrivato il momento, solenne, di immaginare una vita diversa da quella alla quale ci hanno costretti.
    È arrivato il momento, insomma, di liberare l’animale selvaggio che è in noi.
  • 2: Bravo, bravo!
  • 3: Sì, grande... è così che si parla!
  • 4: È così che si ragiona... allora, cosa proponi? Dai, dicci cosa hai in mente.
  • 1: Ho in mente... di andare a caccia!
  • 5: Ficoooo... dai... 
  • 3: Ci vuole un piano, una strategia. Ci vuole organizzazione.
  • 1: Esatto. Venite qui, stringetevi intorno a me. Per prima cosa...

Andiamo nel bosco?

  • Non capita spesso, in giro per l’Europa, la possibilità di poter esplorare una foresta “planiziaria” integra, ovvero una foresta di pianura che, più o meno, è rimasta così com’era prima della rivoluzione industriale. La gran parte delle foreste di pianura sono state distrutte o abbattute, per far posto a campi agricoli e ad industrie, se non a case e città. Le foreste integre si trovano, di solito, in montagna, dove coltivare o costruire è più difficile.
    Ecco perché la foresta che attraverseremo oggi è una perla rara.
    Ed ecco perché vi invito a rispettarla e ad apprezzarla.
    Benvenuti nella foresta del Parco Nazionale del Circeo!
  • Grazie Signora Guida. Bella presentazione. Entusiasmante. Lei purtroppo non sa con chi abbiamo a che fare. Teppisti e ignoranti come pochi, ecco chi sono questi ragazzi.
    Comunque, vediamo di non farci male e di fare presto, che dobbiamo essere in albergo per le cinque del pomeriggio.
  • D’accordo Professoressa, come vuole lei. Mettiamoci in cammino. Ragazzi, mi raccomando: rimanete sul sentiero e seguite le mie indicazioni. Non ci sono animali pericolosi ma se vogliamo stare nei tempi... meglio non perdersi!

"È tipico, ho perso il conto delle volte, ormai. Insegnanti scazzati, ragazzi che non hanno voglia di camminare e fiato sprecato. Invece di goderci lo spettacolo della foresta, ogni “gita”, come le chiamano loro, si trasforma in un tour a tappe forzate. 

Che poi le tappe, di solito, sono solo tre: a che ora si mangia? Dov’è il bagno? A che ora finiamo?

Avevo iniziato questo lavoro con tanto entusiasmo! Avevo voglia di raccontare, di condividere. E invece... tolta l’introduzione, nella quale, dopo tanti anni, ancora riesco a comunicare enfasi e aspettativa... il tutto si traduce in: quello è un leccio, quella è una farnia.

Ci fosse almeno un po’ di partecipazione, mi divertirei di più.
Chissà se la colpa di questa “apatia” è più dei ragazzi o degli insegnanti. Mah!

A proposito di insegnanti, eccola che riattacca...”

  • Lei purtroppo non sa con chi abbiamo a che fare. Teppisti e ignoranti come pochi, ecco chi sono questi ragazzi. Tipo quelli laggiù, in fondo alla fila ...
    ...
  • Che palle... ci tocca camminare... Speriamo di non sudare.
  • Erica, sei sempre una lagna. E provaci almeno, a goderti il paesaggio…
  • So’ solo alberi! Alberi e terra, terra e alberi... manco un negozio, un bar, che so!
  • Erica, sei troppo “de Roma” per apprezzare ’sta bellezza...
  • Giada, tu parli così solo perché fai la Scout e te la devi tirare...
  • Ragazze, avete sentito che ha detto la guida? Che in questo bosco non ci sono predatori pericolosi, solo daini e cinghiali. Ha detto pure che adesso il bosco sembra deserto, ma solo perché gli animali si nascondono per non farsi vedere da noi. Se si viene di notte, è tutta ’n’altra storia. Capite che me sta a venì in mente?
  • Che sei un idiota Pietro... ecco cosa...
  • Tu fai tutta ’a Scout, ’a grande esploratrice de ’e montagne... e poi te cachi sotto. Eh Giada?
  • Non mi caco sotto, è solo che è stupido. La prof non ci porterà mai qui nel bosco di notte.
  • E chi ha detto che lo chiediamo alla prof?
  • A me me pare ’na figata, Pietro, io ce sto!
  • Daje Albè. Fàmolo!
  • Giada ed Erica, ci state pure voi? La famo ’sta pazzia?
  • Ma proprio proprio... nun ce pensà... io me ne sto in albergo stasera... voi fate come ve pare!

Una nuova stirpe di cacciatori

  • 1: La notte sta scendendo. Siete pronti?
  • 3: Sì, pronti. Riposati ed entusiasti.
  • 5: Io ho fame...
  • 4: Non rompere, mangerai quando sarà ora. Quando si va a caccia bisogna pensare solo a quello. Ti sei preparato?
  • 5: Sì, sì, sono pronto. Però ho fame...
  • 1: Silenzio: un’ultima parola prima di partire!
  • 2: Devi per forza fare sempre dei discorsi, tu? Non possiamo “fare” e basta?
  • 1: Sai perché tu sei il 2 ed io l’1? Per questo... perché non capisci l’importanza di quello che facciamo. Ti fermi al gesto... e invece noi, oggi, dobbiamo andare oltre!
    Ascoltatemi bene: oggi faremo la storia!
    Oggi non faremo solo una battuta di caccia, no!
    Oggi risveglieremo l’eco dei nostri antenati.
    Oggi useremo le nostre conoscenze e le nostre abilità per dare vita ad una nuova generazione di cacciatori.
    Oggi... daremo il via ad una nuova antica stirpe!
    In cammino miei fedeli. La foresta è da quella parte.
  • 5: Ficoooo...

È troppo buio…

  • Alberto, io te lo dico chiaro e tondo: se mi succede qualcosa, do a te la colpa di tutto. Dico che mi hai trascinata qui di forza.
  • Ma se l’idea è stata di Pietro...
  • Sì, ma sei tu che mi hai convinta!
  • Erica, di’ qualcosa tu!
  • Niente, io non dico niente. A me piace fare queste avventure ma qui stiamo trasgredendo una regola ed io non lo sopporto. Andiamo e torniamo, facciamo presto. Prima che i prof se ne accorgano. Per fortuna l’albergo è vicino al bosco!
  • Ragà, tranquilli. Sarà fighissimo. La guida ha detto che si sentono i cinghiali e, se ci va bene, vediamo pure i daini. Com’è che si riconoscevano i daini, Erica?
  • Hanno le chiappe bianche. Quando alzano la coda, si vede una macchia bianca sulle chiappe. È un segnale che usano per comunicare la loro posizione.
  • Fico...
  • Ecco il sentiero che entra nel bosco. Andiamo. 
  • Aspetta, fammi lasciare una maglia bianca qui, sulla recinzione. Così all’uscita la vedremo e sapremo che strada seguire per tornare in albergo.
  • Erica, sei proprio un mito!
  • Zitta Giada, zitta... che se almeno tu mi avessi dato ragione quando dicevo che questa cosa era una stronzata, adesso non saremmo qui...
  • Ma Alberto è stato troppo convincente...
  • Shhh... silenzio. Se veramente vogliamo fare questa cosa per bene, state tutti zitti e camminate sul sentiero.
  • ...
  • È fico camminare sentendo solo il rumore delle foglie sotto i piedi. Che emozione!
  • Ma è troppo buio... non possiamo accendere almeno la torcia del telefono?
  • No Giada, se accendiamo le torce gli animali scappano. E se scappano, non si capisce che cosa diavolo siamo venuti a fare qui a quest’ora rischiando la sospensione!
  • Erica, non farti troppi problemi e goditi il momento. Dammi la mano...
  • Shhh... fermi tutti. Ho sentito qualcosa!
  • Sì, lo sento anche io. È un fruscìo. Colpi secchi sul terreno. Fermiamoci.
  • Lo vedete? Quello è il culo di un daino, vero? Quella macchia bianca lì...
  • Almeno potresti dire “sedere”, Pietro? Se dovevo vedere solo dei culi mi bastava rimanermene a Roma...
  • Ma se tu prima hai detto che si mostrano le “chiappe”... 
  • Sì, ma prima non ero emozionata come adesso! Adesso il momento è solenne. Shhh... silenzio.
  • ...
  • Sono passati tutti? 
  • Sì, che fico, erano almeno quattro o cinque. Sarà stata una mamma con i piccoli.
  • E ci sono passati davanti! Wow. Continuiamo a rimanere fermi e zitti.
  • Ragà, quelle sono lucciole?
  • Sì, sono lucciole. Che spettacolo. Sembra che facciano dei disegni nel cielo.
  • Tipo Light Painting...
  • Sì, rende l’idea. Solo che questo è un light painting dal vivo... Shhh... silenzio. Sentite? Uauuuu, sembra un ululato... Ma che? Ci sono i lupi? Erica...
  • Tranquillo Albè, non ci sono i lupi qui. È solo l’allocco, fa un richiamo simile ad un ululato ma meno inquietante. Se aspettiamo un po’, forse gli risponde una femmina. Fa una specie di strillo acuto, simile alla civetta...
  • Ma tu come le sai...
  • Shhh... silenzio! Sento altri fruscii nelle foglie... e sento raspare. Potrebbe essere un cinghiale!
  • Fermi tutti, sediamoci vicino ad un albero, non muoviamoci. Il cinghiale può essere pericoloso!
  • Pietro, non avevi detto che in questo bosco non ci sono animali pericolosi?
  • No Giada, ho detto che non ci sono predatori. Almeno, così ha detto la guida!
  • Mi sto cagando sotto... è troppo buio!

In marcia

  • 1: 2, guida tu il gruppo. Io voglio stare dietro e controllare che abbiate capito tutti quale sarà la nostra strategia di caccia.
  • 2: Ok capo, entro nella foresta. Un attimo... cos’è quella cosa? Non c’era ieri! Sembra un... un... uno straccio. Una maglia, ecco cos’è! Che dici? Andiamo avanti?
  • 1: Sì 2, vai avanti, tranquillo, l’avrà lasciata qui qualche ragazzo.
  • 2: Speriamo! Se incontriamo dei cacciatori, quelli ci sparano... mi è già capitato!
  • 1: Siamo noi i cacciatori, oggi...
  • 2: Sì, ma noi non abbiamo i fucili!
  • 1: Le armi di cui disponiamo sono ben più potenti dei fucili...
  • 2: Sì, sì, la storia del cacciare alla vecchia maniera! Vado allora...
  • 3: 1, dimmi di nuovo, cos’è che faremo?
  • 1: Lo sapevo! Per questo sono venuto qui, nelle retroguardie. Allora... ci mettiamo uno a fianco all’altro, un po’ distanti, ci teniamo ad una distanza che ci permette di sentirci l’uno con l’altro.
  • 4: E il primo che vede il cinghiale...
  • 1: Non fa niente... il primo che vede o sente il cinghiale non fa niente. Si ferma, non fa rumore ed aspetta il mio segnale...
  • 3: Al tuo segnale lo accerchiamo, giusto?
  • 1: Sì,, al mio segnale, ci allarghiamo e piano piano lo chiudiamo, da tutti i lati...
  • 5: Ma quello scappa, mica sta fermo!
  • 1: È ciò che deve fare, scappare... 
  • 4: Ovunque scapperà, troverà uno di noi, pronto per...
  • 1: Esatto, solo quando avrà capito di essere circondato, di non avere via di fuga, dovremo attaccare. Subito! Veloci! Dei fulmini dobbiamo essere! Dobbiamo attaccarlo prima che cominci a caricare.
  • 3: Io l’ho visto una volta un cinghiale che cercava di caricare. Correva come una furia, senza capire nulla, alla cieca... sono pericolosissimi. 
  • 1: Per questo dobbiamo attaccare prima che cominci a caricare. Rapidi! Dei fulmini! Tutto chiaro?
  • 5: Sì, chiaro... poi potremo mangiare? Io ho fame!

Occhi di brace

  • Ragazzi, sentite anche voi?
  • Sì, sembra che ci siano altri animali oltre al cinghiale... sento dei passi diversi. Meno “raspati”!
  • Shhh. Silenzio. Ascoltiamo bene. Forse sono di nuovo i daini!
  • Posso accendere la torcia? Mi sto cagando sotto. Ho paura.
  • No, se accendi la torcia spaventi il cinghiale, e quello ci carica! Rimaniamo fermi.

 

  • 2: 1, lo senti anche tu? C’è un cinghiale! È davanti a noi, raspa tra le foglie.
  • 1: Sì, lo sento. Ma c’è anche qualcos’altro! Lo senti?
  • 2: Sì, sento l’odore. Ma come è possibile? Qui, di notte, al buio...
  • 4: Sentite anche voi questo odore?
  • 5: Sì, lo sento anche io...
  • 1: Apriamoci, come abbiamo detto. In posizione. Il cinghiale è lì in mezzo...
  • 3: Ma, 1... lo senti anche tu questo odore... oltre al cinghiale...
  • 1: Non mi importa, hai capito? Non dovevano essere qui... Perché sono anche qui? Perché sono sempre tra i piedi? Peggio per loro... apritevi... come abbiamo deciso.
  • 5: Sì, sono d’accordo. Non facciamoci rovinare la caccia...

 

  • Ragà... io vedo degli occhi laggiù... degli occhi di brace...
  • Sé, “Caron dimonio, occhi di brace...” tu studi troppo... saranno le luci della strada!
  • Shhh, la strada è troppo lontana, non può essere la strada. E... gli occhi di brace li vedo anche io.
  • Ce ne sono almeno quattro paia, cinque forse. Tutto intorno a noi.
  • Ragazzi, era un ringhio... ho sentito bene... era un ringhio quello?
  • Non ci sono i lupi qui... la guida lo ha detto!
  • E allora che diavolo sono quegli occhi di brace laggiù? Anche il cinghiale si sta agitando.
  • Raga... gli occhi ci stanno intorno... ci hanno circondato... se non sono lupi, che cosa sono...

 

  • 1: Il cinghiale si sta agitando, dobbiamo muoverci, ci ha sentiti, dobbiamo fare in fretta.
  • 2: Hai capito, vero, che laggiù ci sono anche degli uomini...
  • 1: Non mi importa... è il cinghiale che dobbiamo attaccare... non loro.
  • 2: Sono dei giovani, hanno l’odore di giovani... potrebbero esserci degli adulti qui intorno...
  • 1: Te lo ripeto 2, non mi importa! Attacchiamo... codardo di un cane da compagnia... io lo sento il lupo che riecheggia dentro di me... e stasera voglio portarlo a caccia di cinghiale! Auuuuuuuuu... Au Au Au Auuuuuuuuu...
  • 3: Attacchiamo... Auuuuuu...
  • 5: Au Au Au Auuuuuuuuuu...
  • 4: Iuuu Ouuu Auuuuuuuu...

 

  • Ragazzi, il cinghiale ha cominciato a correre... ci è passato intorno almeno tre volte... ho paura.
  • Ululati... si avvicinano... ululati...
  • Sarà di nuovo l’allocco...
  • Ma che allocco? Questo ululato è più... più... intenso!
  • Scappiamo, alle nostre spalle... scappiamo... non ho sentito ululare da quella parte... via... 
  • Ma non dovevamo evitare di scappare?
  • Corri Giada, corri... e accendi la torcia... sono lupi... 
  • Cazzo, cazzo... maledetti voi... perché vi do sempre retta... perché...
  • Corri...

 

  • 2: 1, fermiamoci... hanno acceso le torce, sono lì, sono ragazzi, non possiamo rischiare di fargli del male... ferma tutto!
  • 1: Il cinghiale sta scappando! Inseguiamolo...
  • 2: Ferma tutto... grrrrr 
  • 1: Mi mostri i denti eh? Vuoi vedere i miei? Cagnaccio maledetto? Anche io ho dei denti belli grossi... grrrr... 
  • 3: Fermi voi due! La caccia è saltata ormai! Il cinghiale è andato... e se continuiamo così passeremo anche dei guai. Gli adulti staranno arrivando ormai...
  • 4: Andiamo via, torniamo indietro...
  • 1: Va bene, via, di corsa, verso il rifugio. Riproveremo domani... maledetti umani...
  • 2: 1, anche io ne ho prese tante di bastonate dagli umani. Credimi. Ma non possiamo mandare tutto all’aria così. Non possiamo metterci nei guai. Via! Al rifugio... Domani...
  • 1: Vendetta... mi hanno rovinato anche questo... vendetta...
  • 2: Domani...

Fuori, veloce!

  • Ragazziiii... dove siete?

Ho avuto paura. Anche io. Per la prima volta. Sono entrato in quella foresta che tante volte avevo esplorato, che tante volte avevo esplorato di notte... con un senso diffuso di angoscia. Lo stomaco era teso come un tamburo e sudavo freddo.
Dovevo mostrare di avere i nervi saldi, dovevo mostrare tranquillità ma... tranquillo non ero.
Arrivato ai margini del bosco ho visto una maglia bianca legata al filo di recinzione. Erano andati da quella parte.
Ho acceso la torcia. Non lo faccio mai... mi piace il bosco di notte... e quel sentiero lo conoscevo come le stanze di casa mia. Ma ho acceso la torcia. 
C’era una strana agitazione nella foresta. C’era silenzio. Questo era strano. Nel bosco quando c’è agitazione regna il silenzio. Ho iniziato a correre, con la torcia accesa.
Ed ho visto una sagoma, poi un’altra... hanno tagliato il sentiero a trenta o quaranta metri da me, ma li ho visti, con la “coda” della torcia li ho illuminati. Erano tre o quattro, o forse anche cinque cani. Grossi. Bianchi o giallastri, non saprei. Ma erano cani.

Ho cominciato a correre ancora più forte, gridando “Ragazzi... dove siete?”.
Dopo pochi secondi, in lontananza, li ho sentiti ululare, quei cani, alle mie spalle, verso la strada.
E mettevano i brividi.

Poi li ho visti, i ragazzi.
Ho visto le loro piccole torce. Correvano verso di me. 
Li ho stretti forte. Non ho detto niente.

Avevamo paura. 
Tutti...

Siamo tornati in albergo. 
Non ho detto niente agli insegnanti. Lo spavento che hanno, che abbiamo vissuto, vale più di mille punizioni.

Quando ripenso a quei momenti, me lo ripeto sempre che avere confidenza con i ragazzi ti da una marcia in più. Me lo avevano detto i loro compagni che erano andati da soli nel bosco... Lo hanno detto a me, non ai prof... non potevo tradirli!


Un brivido

"Per fortuna è andata bene. Che storia però... cani rinselvatichiti che cacciano cinghiali nel bosco del Circeo! Mi viene da pensare solo che la natura trova sempre la sua via, è inevitabile. Abbiamo passato anni a fare piani di abbattimento per cinghiali e daini perché nel bosco non ci sono predatori. Gli erbivori sono diventati talmente tanti che stanno distruggendo la loro stessa casa. Vanno fermati. E qui, in pianura, lontano dalle montagne, la foresta è come tagliata via, separata dagli altri boschi da strade, case, recinti e campi agricoli. Non c’è modo che i lupi si spingano fin qui... Ci vogliono altri predatori! E i cani si sono organizzati, hanno imparato di nuovo a cacciare in branco. Hanno risvegliato i loro geni di lupo, spenti da 14.000 anni.
Che spettacolo! Uno spettacolo un po’ inquietante... ma pur sempre uno spettacolo.

Ed io? In tutto questo, io? Che sono stato spinto nel bosco, di notte, alla ricerca di quattro ragazzini fuori di testa?

Anche in me si è risvegliato qualcosa.
Saranno i geni dei cacciatori raccoglitori del Paleolitico che si sono “accesi” e mi hanno guidato... che fico che è stato!
Emozionante, di una emozione intensa! Stamattina ero una guida senza più passione ed ora sono un cacciatore raccoglitore con un entusiasmo nuovo!
Questa foresta non smette mai di farmi crescere...

Ed è bastato un brivido a risvegliarmi: un intenso brivido lungo la schiena!"


Latina, Dicembre 2020
Un grazie particolare a Giconda Bartolotta per la revisione del testo e per la collaborazione
  • Visite: 353

da un'idea di Marco Mastroleo

per maggiori informazioni, contattaci su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito utilizza cookies di raccolta dati, utilizzando i servizi si acconsente all'utilizzo delle tecnologie descritte nella Politica sui cookie per la raccolta di Dati personali e Dati non personali e la memorizzazione di informazioni sul vostro dispositivo o browser Web secondo le modalità descritte nella pagina dedicata.